Ilaria C.
5/5
Il sito è ubicato in Comune di Torralba, in provincia di Sassari, nel piano di Cabu Abbas. Il nome di Santu Antine, ovvero San Costantino, è legato alla figura della tradizione giudicale turritana, ma è conosciuto anche come: Sa domu de su Re, la casa del re. Attorno al nuraghe si estende un paesaggio punteggiato da almeno dieci altri nuraghi minori, come il nuraghe Oes, situato a circa 800 metri a sud-est, vicino alla linea ferroviaria. Santu Antine è il primo nuraghe ad essere stato rappresentato graficamente: nel 1774 il naturalista Abate Francesco Celti ne realizzò un’illustrazione, aprendo la strada alla sua documentazione scientifica. Nel 1828, l’inglese W.H. Smith pubblicò a Londra la prima planimetria del sito. Pochi anni dopo, nel 1840, La Marmora lo incluse nel suo celebre Voyage en Sardaigne, corredato da un atlante che ne illustrava la struttura. E infine, nel 1901, Giovanni Pinza ci regalò la prima immagine fotografica. Il nuraghe, costruito intorno al XVI secolo a.C., è il nucleo più antico del complesso. Si presenta come una imponente struttura in pietra basaltica, con una torre centrale alta 17 mt (la più alta tra quelle conosciute) e tre torri minori disposte a triangolo. Le murature sono realizzate senza malta: pietre enormi alla base, più piccole e rifinite man mano che si sale. Gli ambienti interni sono coperti da volte a tholos. Solo nel 1935 fu oggetto di scavi da parte del Taramelli che liberò tutti gli ambienti e fu così possibile accedere ad ogni piano. In una celletta-ripostiglio, l’archeologo rinvenne numerose palle di pietra, attribuite ad apposite macchine da guerra.
L’accesso attuale al nuraghe avviene dal versante meridionale. Il bastione ha forma triangolare con lati di circa 42 mt caratterizzati da blocchi appena sbozzati nella parte inferiore e lavorati a trapezio in quella superiore, mentre la torre centrale (in origine alta circa 25 mt), domina il complesso. All’interno troviamo il cortile, crocevia centrale da cui si accede a tutti gli ambienti del bastione, che risulta essere il più ampio tra quelli conosciuti nei nuraghi (99,8 mq). Al suo interno è presente un pozzo che garantiva l’approvvigionamento idrico. Da esso si aprono sette ingressi simmetrici con grandi architravi in pietra: le due aperture estreme conducono alle torri angolari tramite lunghi corridoi; le due porte successive portano ai corridoi tra le torri; le altre due, con gradini alti, permettono di salire ai piani superiori mentre l’ingresso centrale conduce alla torre principale. I corridoi sono corredati da feritoie utili per illuminazione e ventilazione. La torre nord ha una porta che un tempo permetteva l’ingresso diretto dall’esterno e contiene un pozzo in una zona più bassa, accessibile tramite una scala dal corridoio retrostante. Salendo al primo piano, è possibile percorrere l’intero perimetro del bastione (38,80 mt) alto 7,40 mt e avente un’area di circa 590 mq. Al suo interno, corridoi con volte parzialmente conservate e passaggi laterali per aggirare le torri, necessari per l’assenza di pavimenti. Il mastio, consta di tre livelli sovrapposti. Un tempo provvisto di terrazza aperta, crollata in epoca antica e smantellata nel 1866 per costruire la fontana pubblica di Torralba. Al piano terra si apre una sala circolare con copertura a falsa cupola intatta. Al centro, un focolare che ha restituito una pinza da forgiatore cipriota. Sulle pareti, tracce di pigmento rosso come segno di decorazione. Al primo piano, piccola sala circolare con tholos, con bancone-sedile lungo il perimetro. Attorno al nuraghe, si sviluppa un villaggio nuragico risalente al XIII e IX secolo a.C. composto di14 capanne circolari. Vicino all’ingresso, vi è la capanna delle riunioni, riconoscibile per il sedile in pietra lungo il perimetro e il basamento circolare centrale. Nel complesso nuragico furono rinvenuti: 3 spilloni, 2 fibule, 1 pinzetta, 6 pugnali, un frammento di spada votiva, ceramica decorata a pettine, molle da fuoco e 1 chiodo. Secoli dopo, tra il I e il IV secolo d.C., l’intera zona fu riutilizzata dai Romani.